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M’ama, non m’ama

Probabilmente tutti conosciamo il popolare gioco in cui una persona cerca di determinare se la persona amata ricambia o meno, usando i “petali” di un “fiore”, di solito una margherita. Bene, il termine margherita può riferirsi a molte specie. Qui ci concentreremo su quella che in realtà si chiama tecnicamente pratolina annuale, Bellis sylvestris Cir., che è una pianta appartenente alla famiglia delle Asteraceae (o Compositae). Ciò significa che questo bellissimo “fiore” è in realtà un capolino, composto da diversi piccoli fiori, quelli gialli al centro e quelli bianchi che di solito vengono scambiati per petali. Questa specie di pianta è diffusa in Europa ed è molto simile alla margherita comune, Bellis perennis L., al punto che le due specie sono spesso confuse.
Il nome potrebbe derivare dal latino bellus = bello. Tuttavia, una parola molto simile, bellum, significa guerra. Questa è stato proposta come etimologia alternativa, ispirata alle proprietà curative delle ferite di alcune piante di questo genere. Il nome specifico sylvestris si riferisce al suo habitat più comune (boschi), sebbene possa essere trovata anche in prati, pascoli, oliveti, ecc. Le due specie condividono anche il nome comune in molte lingue. Il nome inglese sembra derivare da day’s eye, poiché i fiori si aprono al mattino. Il termine margherita probabilmente deriva direttamente dal latino per perla, margarita. Io trovo piuttosto divertente il tedesco Wald-Gänseblümchen,a letteralmente piccolo fiore a forma di oche selvatiche.

La pratolina annuale è una pianta commestibile e officinale (1). Le foglie giovani vengono mangiate come insalata. Tuttavia, bisogna prestare molta attenzione e le piante raccolte in campo dovrebbero sempre essere identificate da esperti: ci sono molte piante tossiche là fuori! Le foglie e i fiori hanno proprietà diuretiche, depurative, purgative e diaforetiche (1). La pianta, come la margherita comune, viene anche utilizzata nella medicina tradizionale per i trattamenti della pelle, grazie alle sue proprietà antinfiammatorie, nonché per il trattamento del raffreddore comune e delle infezioni del tratto respiratorio superiore (1).
Le parti erbacee di questa specie sono ricche di derivati ​​dell’acido caffeico, fenoli, flavonoidi, acidi fenolici, terpeni e saponine triterpenoidiche (1,2,3,4). Sebbene tutti questi composti abbiano proprietà interessanti, ci concentreremo ora sulle saponine.

Cos’è una saponina?

Una saponina è un metabolita specializzato costituito da uno scheletro lipidico, che può essere un triterpene o uno steroide, legato a una o più catene di zuccheri di lunghezza e ramificazione variabili.
Chi ha anche solo un po’ di familiarità con i fitochimici, a questo punto penserà automaticamente a qualcosa: se consideriamo quante modifiche di uno scheletro triterpenico o steroideo sono possibili, possiamo già immaginare un’enorme diversità. Bene, se consideriamo anche l’alta variabilità dei tipi di zucchero, la lunghezza della catena/e, i possibili siti di glicosilazione, e così via … beh, la diversità che possiamo immaginare (e che le piante possono effettivamente produrre) è sorprendente. Tuttavia, la natura ha ancora più fantasia: a volte ulteriori unità chimiche (piccoli fenoli, acetili, ecc.) possono essere legate o alla porzione lipidica o a quella saccaridica.
La combinazione dell’aglicone idrofobico e delle unità saccaridiche idrofile rende questi composti altamente anfipatici e conferisce loro proprietà schiumogene ed emulsionanti.b Queste peculiari caratteristiche strutturali, cui seguono specifiche proprietà fisico-chimiche, suggeriscono ruoli importanti nelle piante e rendono questi composti utili per una serie di applicazioni di tipo alimentare, cosmetico e farmaceutico.
Dal punto di vista delle piante, produrre questi metaboliti ha un costo, quindi sicuramente non stanno solo giocando al piccolo chimico, ma ogni singola molecola potrebbe avere un ruolo specifico. D’altra parte, una modularità nella costruzione di questi composti, basata su diverse combinazioni dei blocchi iniziali, potrebbe essere una buona strategia per ridurre i costi complessivi. Per alcune saponine il ruolo è noto, ma c’è ancora molto da scoprire per la maggior parte di esse.

Saponine da Bellis sylvestris

Le saponine isolate fin qui da Bellis Sylvestris sono caratterizzate dallo scheletro lipidico della baiogenina (un derivato dell’acido oleanolico) che può poi essere ulteriormente modificato (2,3,4). Di queste saponine, molte sono state riportate anche da Bellis perennis.
I Besylvosides I-VI sono stati specificamente isolati da Bellis sylvestris. Sono anche essi caratterizzati dalla baiogenina come aglicone, legata a una catena saccaridica di lunghezza variabile e, in un caso, Besylvoside VI, con due siti di glicosilazione (2). Queste saponine sono state testate per la loro attività fitotossicac contro una specie bersaglio (2). Fondamentalmente, piccole piantine della pianta bersaglio sono state coltivate in presenza delle saponine. Per alcune di queste, è stato osservato un lieve effetto fitotossico, il che significa che le piante crescevano meno rispetto alle piante controllo. Mentre gli effetti dannosi erano più evidenti per la parte epigea delle piante bersaglio, è stato osservato uno strano fenomeno, consistente in un ripiegamento delle radici verso l’alto. Questo fenomeno è stato riportato anche per un’altra saponina in un diverso sistema sperimentale (5) ed è stato ipotizzato che le saponine interferiscano con la risposta gravitropica delle piante bersaglio. In altre parole, le radici non crescono più verso il basso. La giusta direzione della crescita delle radici è importante per la pianta e la distruzione dei meccanismi che la controllano provoca perturbazioni della crescita e delle prestazioni della pianta stessa. Interferendo con il normale orientamento radicale delle piantine di altre specie, la pratolina annuale potrebbe guadagnare spazio e risorse per la propria prole. Tuttavia, si tratta principalmente di ipotesi che devono sicuramente essere ulteriormente esplorate. Dovrebbero essere dimostrati la mancanza di tossicità di questi composti per le margherite stesse, nonché il modo in cui i composti vengono rilasciati nel terreno, la loro stabilità, ecc.

Queste saponine sono state tutte riportate dalle parti fogliari e dai gambi di Bellis sylvestris. Non è ancora noto se siano presenti anche nei capolini e nelle radici, ma questo dovrebbe essere il caso se consideriamo la stretta somiglianza con Bellis perennis.
Il ruolo di queste saponine deve ancora essere chiarito e dovrebbero essere prese in considerazione possibili attività antifungine, antimicrobiche, nematocide o, più in generale, attività legate alla difesa delle piante.

Note
a. La pratolina comune è semplicemente Gänseblümchen.
b. Questo spiega il loro nome, dal latino sapo=sapone.
c. La capacità di inibire la crescita di un’altra pianta. Ci sono, infatti, sostanze di origine vegetale capaci di influenzare (positivamente o negativamente) la crescita e altri importanti parametri di altre specie. Quando parliamo fi fitotossicità, ci riferiamo agli effetti negativi.

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